mercoledì 2 febbraio 2011

Crisi tunisina: filo diretto Tunisi -Pantelleria

Finalmente sono tornati i quotidiani nelle edicole del centro. Ma per Pantelleria è impossibile trascurare quanto accade nella dirimpettaia Tunisia. Per sopperire al mancato arrivo dei quotidiani nelle contrade continueremo ad informare sull’evoluzione della crisi tunisina.

2 febbraio 2011. Il movimento islamico tunisino Ennahda (Rinascita) ha depositato ieri presso il ministero dell'Interno la richiesta ufficiale per la sua legalizzazione. Lo ha riferito all'Afp un portavoce dello stesso movimento, ''Siamo stati privati dei nostri diritti per oltre vent'anni e ci aspettiamo che questa situazione cambi'', ha detto, aggiungendo che Ennahda conta di organizzare un congresso nei prossimi mesi per designare il suo nuovo presidente, al posto del suo fondatore e capo storico Rachid Ghannouchi, rientrato in Tunisia la scorsa domenica dopo oltre 20 di esilio. Al suo arrivo, accolto da migliaia di persone, Ghannouchi ha annunciato che non intende candidarsi alle elezioni presidenziali post-Ben Ali.
Il movimento islamico Ennahda e' stato posto fuori legge da Ben Ali e durante gloi oltre vent'anni di regime dell'ex presidente, molti dei suoi sostenitori - fino a 30mila secondo alcune fonti - sono stati arrestati e perseguitati. Centinaia costretti all'esilio.
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Il governo di transizione tunisino ha approvato ieri l'adesione della Tunisia alla convenzione internazionale contro la tortura e a tre altri protocolli internazionali sui diritti umani. Lo ha annunciato il portavoce dello stesso governo, Taieb Baccouche.
Saranno inoltre ''esaminate'' le ''riserve'' poste dalla Tunisia ai tempi del regime di Ben Ali su altre convenzioni internazionali riguardanti la pena di morte, l'infanzia e la convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne.
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L'ex ministro dell'Interno tunisino Rafik Hadi Kacem, rimosso lo scorso 12 gennaio e da allora agli arresti domiciliari, e' stato portato in carcere. Lo ha reso noto oggi il suo successore Farhat Rajhi. Kacem era stato deposto dal premier Mohamed Ghannouchi due giorni prima che il presidente Ben Ali fuggisse all'estero a seguito della rivolta popolare.
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Sono oltre 200 i morti nella rivoluzione tunisina secondo la missione Onu inviata nel Paese per valutare le conseguenze dei disordini che hanno portato alla caduta del regime di Ben Ali. Ma giorni dopo l'annuncio del nuovo esecutivo di transizione il Paese e' ancora in preda all'instabilita' e scosso dai numerosi episodi di violenza, veri e propri atti criminali che arrivano fino al centro della capitale. Mentre la notizia di un incendio appiccato a una sinagoga nel sud del Paese che aveva suscitato timori di una nuova deriva 'religiosa' nelle violenze e' stata smentita in serata.
Il capo della missione Onu, Bacre Waly Ndiaye, ha comunicato oggi che sono stati 219 in tutto i morti durante la rivolta, e 510 i feriti. Tra questi le vittime degli scontri sono state 147, mentre 72 persone sono morte nelle rivolte delle prigioni, da cui sono fuggiti anche molti detenuti, fino a 11 mila aveva reso noto il governo nei giorni scorsi. La paura pero' e' cresciuta ancora oggi con le ore e con il susseguirsi di aggressioni criminali, in cui gruppi di uomini mascherati e armati di coltelli e bastoni hanno assaltato negozi, caffe', anche scuole terrorizzando i clienti e spesso portando a termine anche rapine. Gli assalti a diversi istituti scolastici in piu' parti del Paese hanno costretto alla fuga studenti e insegnanti. Anche a Cartagine, uno dei quartieri piu eleganti di Tunisi, dove, come anche altrove, e' intervenuto l'esercito che ha disperso le bande criminali sparando in aria.
Un attacco è stato effettuato anche alla sede della facoltà di medicina dell'Universita' di Tunisi gli studenti hanno abbandonato l'edificio. Il terrore e' arrivato anche fino alla centralissima Avenue Bourghiba che e' stato per giorni teatro delle grandi manifestazioni tunisine, quando un gruppo di uomini armati ha tentato di fare irruzione in frequentato centro commerciale. Quasi contemporaneamente un altro nutrito gruppo di persone era giunto a Porte de France, all'ingresso della Medina con l'intenzione di assaltare e saccheggiare i negozi turistici.

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